sabato 30 ottobre 2010

Chi parte sa da che cosa fugge… (cit. Lello)

Lui chiese provocatoriamente: “Ma scusate, non vi vergognate? Fossi in lei mi vergognerei”.
E mi si spezzò il cuore.

Il “lui” in questione è il ministro Castelli, il quale, nel corso dell’ultima puntata di Annozero, ha attaccato duramente il giornalista di Repubblica Antonello Caporale. Anche se non rivolta direttamente a me, la provocazione arriva dritta al cuore ed allarga una ferita profonda e presente lì da tempo. Così la provocazione la faccio mia, la interiorizzo. Il ministro Castelli vorrebbe sapere se non mi vergogno di un’amministrazione ventennale disastrosa, di una politica locale sempre più corrotta, del malcostume dei cittadini, di una realtà dove l’individualismo e il clientelismo sono portati all’estremo. Il ministro Castelli vorrebbe sapere se non mi vergogno di provenire da una regione come la Campania e di continuare a dare la colpa di tutte le sue criticità sempre e solo alle istituzioni, alla camorra e alla storia.
Mi sento chiamata in causa perché dalla mia regione io me ne sono andata. E non con la valigia di cartone, ma con un computer portatile e un conto corrente in banca. Non sono “emigrata” per reale necessità, piuttosto per sfuggire ad una condizione in cui non mi ritrovavo: prospettive che mi sembravano limitate, mentalità che consideravo ristretta, dinamiche che mi soffocavano.
La Campania è l’Italia portata alle estreme (e più violente) conseguenze. Così come quando vado all’estero non riesco a spiegare agli stranieri la politica e la mentalità degli italiani, allo stesso modo non riesco a spiegare al resto dell’Italia che cos’è Napoli, da dove derivano tutti i nostri problemi e perché siamo come siamo.
Non è facile per me scrivere queste cose, perché è vero: mi vergogno. Non mi vergogno di essermi trovata a passeggiare in mezzo alla spazzatura, di aver studiato in una scuola fatiscente o di aver dovuto chiedere favori per ottenere una visita medica in ospedale, mi vergogno di come io abbia sempre trovato in qualche modo naturale tutto questo e di aver ceduto all’ineluttabilità di questa condizione. Mi vergogno di non riuscire a comprendere perché abbiamo questa forte propensione all’autodistruzione e mi vergogno di non avere la forza di restare. Ma mi vergogno anche di un ministro della Repubblica che parla di una regione dell’Italia e delle sue problematiche come se non lo riguardassero affatto, di chi dei problemi della Campania non solo se ne frega, ma ci specula sopra, ci costruisce campagne elettorali e di chi la cannibalizza. Mi vergogno di non riuscire a comprendere fino in fondo la terra e le persone tra cui sono nata e cresciuta in modo da riuscire a viverci serenamente. Mi vergogno di non riuscire a difendere fino in fondo ciò che amo profondamente. Mi vergogno e ho il cuore spezzato. E non so come guarirlo. 

L'italiana 1/2

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