venerdì 22 ottobre 2010

"Libertà va cercando..." ovvero quando negare un bisogno fondamentale è negare sé stessi

Per cominciare a far conoscere questo neonato blog al maggior numero di persone possibile, un paio di giorni fa ho intrapreso un’abile e capillare azione di markéTTing, consistente essenzialmente nella “segnalazione” dell’esistenza del sito ad amici, parenti e conoscenti tramite l’invio di messaggi di posta elettronica e su Facebook – che si è dimostrato, anche in questa occasione, il mezzo di circolazione delle informazioni attualmente più rapido, più immediato e più efficace. Inizialmente indecisa se selezionare i destinatari in base a segmenti di mercato omogenei (maledetto markéTTing!), cioè se inviare i messaggi solo a coloro che mi conoscono meglio e a coloro che potenzialmente avrebbero potuto essere maggiormente interessati all’iniziativa, oppure rompere le scatole a tutti in miei contatti indistintamente, ho optato per questa seconda possibilità ed ho diffuso la notizia un po’ a tutti (salvo alcune rare eccezioni... perché le relazioni umane conoscono delle ragioni che il marketing non conosce e per le quali non può seguire canali di comunicazione diretti). Con un po’ di sorpresa, alla mia azione hanno fatto seguito numerose risposte e manifestazioni sia di entusiasmo nei confronti dell’iniziativa, sia di stima ed incoraggiamento nei confronti miei e dei miei compagni di avventura. Le risposte sono arrivate anche da chi forse non avrei incluso nella lista di destinatari se avessi fatto una selezione più ragionata. Leggendole, ho subito pensato: “Quante belle persone che conosco e che mi vogliono bene, anche se non ci sentiamo con regolarità, anche se sono lontane o mi conoscono da poco, mi sostengono in quello che faccio”. Ho quindi attribuito la loro partecipazione a ragioni di affetto ed anche al fatto che, in fondo, ognuno di noi si circonda dei propri simili, quindi alla possibilità che i miei contatti abbiano idee ed esperienze simili alle mie e che riconoscano valore a ciò che io stessa attribuisco valore.
Il ragionamento successivo è approdato alla conclusione di quanto fosse stata banale e superficiale la mia reazione iniziale. Non perché io metta in discussione la veridicità dell'affetto e dei sentimenti di queste persone nei mie confronti, ma credo che l'apprezzamento verso un'iniziativa come la nostra nasca da qualcosa di più profondo: il bisogno primario dell'uomo di esprimere sé stessi e le proprie idee, di confrontarsi con il giudizio e le opinioni degli altri, di conoscere e di essere riconosciuti. Il riconoscimento da parte dell'altro da sé ratifica, conferma la propria esistenza. Probabilmente non tutti saranno d'accordo con quest’affermazione, ma io considero il riconoscimento una delle chiavi dell'esistenza. Tale bisogno essenziale acquista complessità quando si associa al bisogno che anche gli altri, attraverso le nostre parole e le nostre azioni trovino l'impulso per esprimere loro stessi e che siano loro a sentirsi riconosciuti da ciò che diciamo o da ciò che scriviamo.
Il blog ci è quindi sembrato – parlando anche a nome degli altri autori e in particolare di coloro dai quali è partita l'idea, che io ho accolto con entusiasmo – strumento moderno ed efficace per soddisfare tale bisogno complesso: a metà strada tra mezzo di informazione "dal basso" (si, purtroppo oggi la maggior parte dell’informazione proviene dall’ “Alto”) e diario di viaggio, perché "on est toujours en voyage" (citando il mio caro amico M.M.C.). Non si tratta di certo di un'idea originale, anzi: è ormai un mezzo di comunicazione molto diffuso e “di questi tempi” sono molto contenta che sia così.
Ecco il punto a cui questa forse troppo lunga introduzione voleva approdare: è evidente a tutti che questo sia un periodo in cui la libertà di informazione e di espressione in Italia sono in qualche modo limitate e comunque messe a dura prova.
Numerose sono le questioni che si potrebbero affrontare sull’argomento, che sono state e continuano a costituire oggetto di dibattito, anche se non sempre con la medesima efficacia e la medesima visibilità, sui mezzi di informazione, non ultime le evidenti ingerenze di esponenti del mondo politico nella messa in onda di alcuni programmi di informazione della Rai.
Ma le questioni (calde) riguardanti la libertà d'informazione in Italia sono così tante e complesse che non possono essere banalizzate o trattate con superficialità: ogni caso necessiterebbe di analisi e trattazione a parte. Io mi vorrei piuttosto soffermare sul trattamento della libertà di informazione in quanto diritto e rivolgere una critica a tutti coloro che non riconoscono alla libertà di informazione lo status che gli corrisponde, cioè quello di valore assoluto, condiviso, trasversale e SEMPRE ugualmente applicabile e che invece lo utilizzano come mezzo per raggiungere un fine, come arma di attacco ai propri oppositori oppure come arma di difesa, come scudo o paravento dietro al quale nascondersi e nascondere, nella migliore delle ipotesi, la scarsità di argomentazioni e la povertà di idee, e nel peggiore dei casi, verità scomode e veri e propri reati.
In particolare vorrei fare riferimento al noto caso delle ultime settimane che ha visto coinvolti la redazione del quotidiano Il Giornale e il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. La vicenda, come ho appena detto è più che nota: è emerso da alcune intercettazioni che Il Giornale intendesse, presumibilmente, avviare una campagna diffamatoria nei confronti della Marcegaglia in risposta ad alcune sue dichiarazioni che contrastavano con la politica del governo e alla sua decisione di non avere rapporti con il Giornale stesso. Tutti coloro e in particolare alcuni esponenti del mondo politico che hanno manifestato solidarietà al Giornale, al direttore Sallusti e al direttore editoriale Feltri, hanno posto l'accento su come, in questa vicenda, sia stata pericolosamente violata e minacciata la libertà di informazione, in particolare in riferimento alla perquisizione della redazione del Giornale, condotta dai Carabinieri su richiesta della Procura di Napoli, indicata come una violazione dei diritti dei giornalisti alla segretezza delle fonti e dei loro documenti. Argomentazione più che legittima che condivido e che sostengo con tutte le mie forze e che riguarda un diritto sancito dall’articolo 4 della Carta Europea per la Libertà di Stampa dove si riconoscono inaccettabili tutte le misure di sorveglianza e di perquisizione delle redazioni, delle abitazioni private, dei computer e della documentazione dei giornalisti, con lo scopo di identificare le loro fonti di informazione o violare il principio della segretezza professionale.
Diritto legittimo, diritto da difendere. Bene. Bravi tutti. Mi domando semplicemente dove fossero questi accesi difensori della libertà di stampa e dei diritti dei giornalisti quando quest’anno sono state perquisite e messe sotto sequestro le redazioni di Torino, Roma e Bari de La Repubblica, nonché le redazioni de Il Tirreno, La Nazione, Il Giornale di Sicilia e de La Sicilia, così come evidenziato nel Rapporto 2010 redatto e pubblicato dall’osservatorio “Ossigeno per l’Informazione”. Dov’erano tutti questi garantisti della libertà di stampa? Dov’erano quando La Repubblica è diventato il primo quotidiano in Italia ad essere invitato a comparire davanti ad un tribunale civile (al centro della vicenda le famose 10 domande dirette a Silvio Berlusconi e scritte da Giuseppe D’Avanzo)?
Non giudicherò sul caso particolare che riguarda Il Giornale poiché entrerebbero in gioco troppe variabili, tra le quali non dovrebbero essere trascurabili il precedente del Giornale nel caso Dino Boffo e la condotta del direttore Sallusti che, intervenendo all’ultima puntata di Ballarò e incalzato da Antonio Di Pietro, ha rivelato in parte le fonti di una notizia che aveva pubblicato quando era capo-redattore al Corriere della Sera (la notizia in questione riguardava il famoso “avviso di garanzia” pervenuto nel 1994 a Silvio Berlusconi) violando quella che dovrebbe essere una delle regole cardine del giornalismo, sulla segretezza delle fonti, sancita anche dall’articolo 2 della legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti.
Questi sono solo fatti circostanziali che non voglio giudicare e che non costituiscono attenuante al grave episodio della perquisizione. Ciò che invece sento ancora di dover giudicare è come i diritti dei giornalisti e la libertà di stampa possano essere abilmente strumentalizzati, rispolverati all’occorrenza solo per fini politici – a volte dagli stessi appartenenti al mondo dell’informazione – e quindi infilati di nuovo o nascosti nel cassetto quando non servono più allo scopo.
Mi sento quindi di ringraziare tutti coloro che mi dimostrano continuamente il loro affetto e coloro che sostengono le mie stesse idee, ma ringrazio soprattutto tutti coloro che riconoscono il valore della libertà, il valore della circolazione delle idee, il valore di avere uno spirito critico e il diritto ad esercitare e a non essere ostacolati nella manifestazione di queste libertà.

L’italiana ½

Link alla Carta Europea per La Libertà di Stampa: http://www.pressfreedom.eu/en/index.php

Link al sito di "Ossigeno per l'Informazione": http://www.fnsi.it/Pubbliche/Pag_osservatorio_o2.asp

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