Apro il giornale, aprire nel senso più informatico del termine. La Repubblica: perché mi piace la grafica e perché non fanno gli articoli lunghi cento mila parole; ti rimandano, con dei link, ad articoli precedenti e correlati con quello che stai leggendo e perché mi piace il nome Repubblica.
Scorro, do un’occhiata ad articoli più o meno interessanti, serpeggiando tra calcio e moda, arrivo un articolo il cui titolo mi colpisce come un pugno in faccia <<"Le nuove regole per i prèsidi
"Vietato criticare la riforma Gelmini”: Il "codice disciplinare per i dirigenti scolastici" è pienamente operativo. Se le dichiarazioni possono essere "lesive dell'immagine dell'amministrazione", si rischia la sospensione dal servizio e dello stipendio. Il "Codice Brunetta" non ammette scivoloni.>>
Comecosaquandoperchè??????? Mi dico “magari non è come sembra…”Infatti, è peggio. Vado avanti leggendo l’articolo e il mio stupore non smette di crescere. Allo stupore si aggiungono rabbia e domande. E infine, eccola qua, la delusione e la sconfortante sensazione di non poter far nulla.
Chiudo tutto, sapendo già che Mr Repubblica mi ha rovinato la giornata. Eppure questa fastidiosa e scomoda sensazione non se ne va. Rimane lì ferma, stagnante, puzzolente.
Ci hanno levato il diritto di protestare. Oooooh eccolo. E considerando che il mio gioco preferito, sin da bambina, è stato quello di fare il “Bastian Contrario” della situazione; che anche sapendo di rovinare cene in famiglia non riesco a non esprimere il mio dissenso; che protesta è il mio secondo nome, bhè questa cosa mi infastidisce particolarmente. Anzi, mi infastidisce più di tutte le cose ciò che sto Governo sta facendo. Non solo si permettono di uccidere la nostra intelligenza bombardandoci 24ore su 24 di cazzate mastodontiche alla TV, non solo ci stanno mettendo l’uno contro l’altro istillando sentimenti razzisti e xenofobi, non solo ci stanno precarizzando il futuro e tagliando i fondi del presente, NO! ci dicono anche di stare zitti.
E poi si lamentano se i “cervelli” fuggono all’estero. abbandonano il suolo natio per mete più o meno lontane. Nel mio caso, più lontane.
Penso alla strada che faccio per andare al’Università e a due cartelli che vedo sempre di fronte ad una casa “WAR IS NOT THE ANSWER” e “ STOP GLOBAL WARMING”.
Due battaglie vaghe, grandi che non hanno nulla a che vedere con la Riforma Gelmini. Apparentemente.
Quei due cartelli colorati, che colpiscono l’attenzione di chiunque passi di là, sono una protesta. Sono una voce di dissenso nei confronti di una politica di difesa e ambientale che l’America sta portando avanti.
Sono grida di malcontento, di opposizione che formano una coscienza (personale, di classe, pubblica o chessia) che si modifica e cresce e non si sottomente supinamente alla volontà dei governanti. Quei cartelli sono lo spunto per nuove ricerche, per nuove idee, per nuovi dibattiti. Sono la base del confronto tra una tesi e un’antitesi che, come diceva il più-volte-da-me-maledetto Hegel, porta ad una sintesi (intesa come negoziazione) e non ad una completa cancellazione dell’anti-tesi.
Già qualcuno, anni addietro, aveva pensato ad una politica anti-protesta e anti-dissenso; la portava avanti con olio di ricino e manganello , fino ad arrivare a incarcerazione e esilii.
Oggi il prezzo da pagare per la protesta sono 3 mesi di stipendio. Guardano bene l’attuale governate non è tanto diverso da quello passato. È solo più subdolo.

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