domenica 24 ottobre 2010

Abissus abissum invocat

E' scritto sulla facciata del Palazzo Davia Bargellini che dà su Piazza Aldrovandi da che io conosco Palazzo Davia Bargellini e Piazza Aldrovandi. Col tempo si è moltiplicato, e non solo nella mia mente: appare due volte nello stesso posto. Anche la mano che l'ha scritta a caratteri cubitali mi pare la stessa. Un vecchio ci passava sotto camminando di sbieco, stamattina, con un'andatura sofferta che mi pareva colpevole: aveva ridotto il suo corpo al martirio della senilità, non aveva rispetto della sua vita figuriamoci degli altri. E così mi ripugnava mentre io fischiettavo "Grazie dei fior". Ma non come cinquant'anni fa la cantava Nilla Pizza, bensì come ultimamente Carmen Consoli. Il ritmo è diverso, e con esso lo charme. Nilla Pizzi non ci sta tanto più, c'è da capirla a cent'anni. Nilla era il nome della parrucchiera di mia nonna Adele: un giorno che lei era sotto il casco a farsi la permanente, Nilla stava tagliando i capelli ad una cliente. Taciturna. Ruppe il silenzio per dire "Non mi sento tanto bene", le restò il tempo di poggiare le forbici, farsi accompagnare alla sedia e morirci sopra. Mia nonna, di sotto al casco, assopita dal calore e dalle ciarle, sentì, nell'altra stanza, che c'era trambusto, ma non capì. Intese che c'era stato qualche problema e lo interpretò come un contrattempo che le avrebbe ritardato la già tarda uscita da quel posto di vanità. E sbuffò. Quando me lo racconta, sollecitata dalla mia richiesta, sbuffa sempre, per farmi vedere plasticamente quello che fece, senza capire. Poi ride sempre. E' il suo sputare in faccia alla morte.
Nella mia mente speculatrice tutto questo confluisce nella trasfigurazione: della vita, del canto, della morte. Forse sono la stessa cosa. Tutto si richiama infinite volte. Tutto chiama all'abisso, che chiama sé stesso.
M.

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