Ri-forma e pro-testa.
L’incapacità di abbandonare la condizione di studenti e le notizie sempre più frequenti sulla celebre e/o famigerata riforma dell’Università ci hanno portato ad una discussione virtuale sul tema.
La mancanza di disciplina e la vastità dell’argomento ci hanno dato, in maniera casuale e causale, diversi spunti di riflessione.
Miss E.: Oggi sono usciti un po’ di articoli sull’ Università . Leggi il commento su IlSole24ore del prorettore ricerca dell’ Unibo e l’editoriale di Giavazzi, stavolta proprio approssimativo…!
G. C.!: Giavazzi queste cose le ripete da anni ormai (mi sembra che in un paio di suoi libri affronti l’argomento). Non ho capito che volesse dire con la metafora degli studenti che vagano per le aule e che sono i primi che si possono permettere di studiare (questa mi suona male!). Per il resto la sua visione delle cose non è poi fuori focus.
Tasse.
G. C.!: Secondo me da fastidio che si approcci il dibattito sull’università ricordando che le nostre tasse se comparate con altri paesi non sono così elevate, io ho questo sospetto. Tasse universitarie intendo.
Miss E.: In effetti, in comparazione ad altri Paesi, ad esempio gli USA noi non paghiamo tanto
Giorgio C.!: C’era una articolo del Wall Street Journal - Europe (due settimane fa) che parlava proprio di questo. In UK pensano di aumentare le tasse universitarie, ma c’è un discorso dietro che se richiedi oltre una certa cifra di tasse se obbligato a dare un bel po’ di borse di studio. Sì è vero rispetto a UK, USA e Canada, noi paghiamo di meno; ma è anche vero che in paesi come Finlandia, Irlanda e Svezia le università sono gratuite. In Francia invece il costo medio di un anno di tasse mi pare sia sui 172 euro. Comunque il vero problema è il livello spesa pubblica per l’università e la distribuzione delle risorse finanziarie.
E il diritto allo studio?
Miss E.: Infatti, anche io credo che fondamentale sia la distribuzione delle risorse stanziate per l'università . Alla scarsità di fondi si aggiunge la scarsa razionalità nella spesa. Per ora pare non interssare. Ed è anche per questo che mi irrito. Si parla di riforma dell’Università e dovrebbe essere una discussione a 360 gradi. I riflettori sono puntati sui ricercatori e sulla ricerca. E figurati se non sono d’accordo. Non dimentichiamo, però, anche il diritto allo studio. Non ci si può indignare perché è stata bloccata la riforma, appellandosi alla fatica, al merito, certo indubbio, dei ricercatori e poi non dire niente sul fatto che latita un diritto allo studio basato sulla meritocrazia.
G.C.!: io sul diritto allo studio ho una visione un po' particolare…..
Miss E.: Di casi ne conosciamo a migliaia. Sinceramente io non ho mai avuto un soldo, neanche la possibilità di fare il part- time, perchè mio padre è lavoratore indipendente eppure ha uno stipendio medio.
G. C.!: io i soldi li ho avuti quando me ne sono andato, sarà un caso. Ho scoperto che basta mettere una crocetta accanto alla parola yes sotto ad una frase che recita più o meno “vuoi avere la possibilità di usufruire di una borsa di studio offerta dal nostro dipartimento o dai nostri partner affiliati? “. La cosa allucinante è che non ti fanno neanche un colloquio, basta il CV!
Miss E.: Non per essere pretestuosa e presuntuosa, ma ho visto personaggi mediocri venire all'università “grazie” alle borse di studio, sempre e solo con le tod's ai piedi e una sfilza di 18 sul libretto, premiati con la riduzione delle tasse e una serie di agevolazioni che io non ho mai visto.
G. C.!: ma perché il diritto allo studio non è coniugabile in questo paese con il merito. Troppo spesso il diritto allo studio viene appiattito dalla frase “TUTTI dobbiamo fare l'università e TUTTI dobbiamo prendere la laurea”. No, questo non è vero: tutti devono essere messi nelle condizioni di poter concorrere ad armi pari, ma poi si concorre sulla base del merito. A me sta bene e mi sembra giustissimo che le borse di studio il primo anno siano solo sul reddito (che poi bisogna vedere come sono calcolate) per garantire pari opportunità di studio. Poi però a partire dagli anni successivi, secondo me, le borse di studio si danno solo sul merito e vediamo in quanti rimangono. Sarebbe poi interessante andare a vedere come si distribuisce il merito condizionandolo alla distribuzione del reddito.
Miss E.: Roba da economisti.... Comunque è questo il punto per cui resta inaccettabile una riforma in cui, pensa te, si prevede un fantomatico fondo per il merito, da far funzionare principalmente con il sostegno dei fondazioni ed enti di natura non ben specificata. Su questo però si tace.
E la politica?
Miss E.: Perciò sono contraria ad accettare una riforma innovata o cambiata solo con una norma “salva-precari” (fosse vero poi). Che senso ha promettere, ora, di immettere un blocco di 9000 persone perché ora, a ragione, protestano e minacciano il blocco dell’Università? Bisogna intervenire, radicalmente, sul problema, che è trasversale e riguarda tutto il mondo dell’Università. Approfittiamo per pretendere la meritocrazia: dal diritto allo studio alla ricerca. E invece no. Perché ci fa comodo!Ogni categoria pensa a se stessa, dimenticando che è per l’Università che passa il sistema-Paese, in termini di ricerca, ma non solo (classe dirigente e anche cittadini….), ma vabbè...
G. C.!: Io la vedo come una scelta by default (e ti risparmio i modelli e i grafici che mi vengono in mente). Ma immagina un’eventuale riforma dell’università come una piattaforma elettorale: riforma che in qualche modo (non importa in che modo e questa attuale ne è un esempio) cambi radicalmente lo status quo. Chi la fa sua? La destra attuale a cui dell'università non interessa nulla perché lì il suo bacino elettorale rasenta lo zero? La sinistra che ha una larga parte della base elettorale che pensa che il diritto allo studio debba essere una cosa indiscriminata. Chi la fa questa riforma? Nessuno. È troppo dispendiosa in termini di base elettorale.
Miss E.: Grazie della grazia!!! E’ che io penso oltre ed indipendentemente dall'asse destra- sinistra. Anche perché mi risulta difficile individuarlo. Il punto da cui parto è l’osservazione di quello che mi sta intorno. Sinceramente penso che la riforma si riesce ad accettare fino al punto da non metter(ci) in discussione completamente. Paradossalmente è più probabile che si protesti per conservatorismo. Ai miei tempi….nel 2008…abbiamo manifestato contro la riforma Gelmini che non riconosceva adeguatamente il merito. Ora non si può accettarla (negoziando una piccola norma) e consentire che, nella realtà, si perpetrino meccanismi clientelari (- network fa figo-) su cui si basano, ad esempio, i concorsi di ogni ordine e grado. Questo significa non badare al merito, ma alla rete. Questo significa non volere una Riforma, ma guardare al proprio interesse.
G. C.!: Sì, su questo sono d'accordo. Quello che non mi convince di quello che dici è la fattibilità attuale del superamento destra sinistra. Perché in questo intervallo temporale nel quale si deve implementare una riforma dell'università, l'asse sinistra destra, e le sue implicazioni , non sono superabili dato che una riforma la possono applicare soltanto loro, in quanto sono gli attuali policy makers.
Miss E.: Dico che si dovrebbe andare oltre le logiche elettorali e partitiche e pensare seriamente ad una riforma, che dovrebbe avere a che fare con la Politica, non con il politichese dei partiti/soggetti politici che, teoricamente, dovrebbero farsi portavoce delle istanze della società civile. Lo so che il PD ha negoziato la norma “salva precari” ed era pronto a cedere sul resto, se non ci fosse stato il niet di Tremonti.
G. C.!: e perché l'ha fatto? Perché il 70 % degli universitari vota PD e di quel 70 % buona parte continua con la carriera universitaria. Ergo, sono elettori PD e il PD si garantisce il loro voto.
Miss E.: Sì, ma la cosa è che per gli studenti non cambia nulla o quasi,rispetto ai contenuti su cui abbiamo protestato nel 2008. Sono d'accordo sul fatto che i partiti abbiano un ruolo. Infatti, non condivido, la scelta di parte del mondo accademico- universitario che premere per una riforma arrabattata che nella sostanza non affronta il problema, anzi i problemi reali. Non ci si può accontentare solo perché ci hanno promesso di inglobare, quando e se sarà, 9000 ricercatori. Manca una disciplina che definisca lo status di ricercatore, non ci sono i fondi per la ricerca, un sistema di regole per concorsi regolari e non clientelari, dal dottorato in poi, ancora,discussione sul diritto allo studio, sul 3+2, sul numero di Atenei. Dove sta tutto questo?Nè nel testo, né su un fantomatico tavolo di discussione.
G. C.!: Non c'è perché non può essere messo sul tavolo. Troppi interessi consolidati che non possono essere attaccati tutti insieme perché nessuno ha la capacità o la volontà politica di farlo.
Miss E.: Sì, il punto è che nessun interesse è stato intaccato. L’importante è rassodare il terreo del proprio orticello, per il momento. Che poi cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zero?
G.C.!: il brutto è che anche gli anni zero sono finiti, ormai! E io ancora non so come raccontarli nemmeno a me stesso, figurati ad altri.

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