Elezioni di mid term. Così le chiamano. Gli americani hanno sempre questa smania di rimisurare, confermare rivalutare. Tutto. E tutti.
E l’amministrazione Obama cerca una conferma. O peggio, teme la smentita. La città è tappezzata di cartelli che pubblicizzano questo o quel prosecutor, questo o quel governor e chiaramente via a parlare di politica.
Con qualche problema tipo lost in translation. È facile qui: o democratico o repubblicano. Bianco o nero. Dicotomico e spaventoso (passatemi il termine) per gli outsider che sono abituati a diecimila partiti e quarantasette correnti. E che per loro sfortuna vengono interpellati su questioni politiche.
Basta un tavolino colorato, una tazza di caffè e due mondi (o meglio culture) cominciano a confrontarsi.
“tu cosa voti?”. Una scomoda sensazione di panico comincia a salirmi dallo stomaco. E la sedia sembra sempre più piccola. Squilibrio, in bilico cercando una risposta diplomatica e cauta.
Sai, se fossi in America voterei democratico ma le mie idee politiche sono un po’ più a sinistra. Se avessi confessato di farmi di eroina probabilmente la reazione del mio interlocutore sarebbe stata meno esterrefatta. E poi arriva l’accusa/domanda da un milione di dollari. “Ma quindi sei comunista?”.
Quella parola, così abusata dal nostro capo di Governo (che la usa come un fetido insulto) è stato un proiettile. BUM.
Nel viso di chi pone la domanda, un misto di paura e stupore fanciullesco di chi ha appena scoperto che il mostro sotto il letto non è una storiella che mamma racconta per farti mangiare il passato di verdure. Il mostro sotto il letto esiste.
Se il setting (e chi ha posto la domanda) fossero stati altri avrei risposto sorridendo “Si, e mangio anche i bambini” seguito da una fragorosa risata e un sorso al mio caffè espresso. Ma no, stavolta la mia risposta è stata “Comunista in che senso?”
Appena queste parole sono sfuggite dalla mia bocca mi sono vergognata. Ma che razza di domanda è? Voglio dire, vi sembra una risposta intelligente ad una domanda?
Eppure questa domanda/risposta che tanto mi sono vergognata di dare ha aperto uno spiraglio di luce in una conversazione che stava diventando sempre più oscura e pericolosa (per me e per il mio visto).
Unione sovietica, Dittatura, Stalin e l’odore di una Guerra Fredda che ancora ristagnano nella parola comunismo, è stata la sua spiegazione.
Ora ero io ad essere esterrefatta. Non è tutto questo. O meglio, questo è stata una evoluzione malata dell’ideologia comunista.
E mentre cercavo disperatamente di chiarire che non sono comunista, non mangio i bambini ne tantomeno so parlare russo mi sono impelagata in un discorso ancora peggiore. Spiegare la politica italiana e il sistema(?) di partiti che c’è nel Belpaese. Il tutto sembra far sembrare l’Italia una Repubblica delle Banane. In un paese dove convivono (più o meno pacificamente) più di quaranta etnie e culture, come la spieghi la Lega Nord e la sua sfrenata xenofobia? In un Paese laico e pluralista come lo spieghi l’UDC? In un Paese cui il Presidente degli Stati Uniti è stato sotto torchio (e processo) per una fellatio, come lo spieghi che il TUO Presidente del Consiglio è un mafioso, pluripregiudicato, fa le leggi ad personam e va a puttane?
E come spieghi che tutto questo accade in una democrazia? Non puoi. E io, difatti, non ho potuto.
Non ho potuto far sembrare “tutto normale”. Non ho potuto nascondere tutto dietro un velo di indifferenza o rassegnazione. E non ho potuto non sentirmi accusata. Gli occhi che mi guardavano raccontare dell’Italia mi hanno fatto sentire colpevole e complice della disfatta del mio Paese. Colpevole di accettare supinamente una situazione marcia, putrefatta e corrotta; stare a guardare senza battere ciglio un’Italia che è in balia di un Sultano d’Occidente e che viene gestita da folli e buffoni. Complice di un silenzio e di una passività che fa solo il gioco dei potenti.
Sono uscita dalla caffetteria con un enorme peso sulle spalle.
Non ho saputo far altro che andarmene. Sono complice e colpevole. Siamo complici e colpevoli.
Teresilla

ho avuto un problema simile in Polonia, a spiegare cos'era il PCI e Berlinguer...
RispondiEliminaSai qual è la cosa più strana di tutta la faccenda? Che in America bevi caffè espresso...maddai! A chi vuoi darl(o) a bere!
RispondiEliminaLa prossima volta, Teresa, ti consiglio di utilizzare la parola "socialista", che è sempre una parola puzzolentissima in the States, ma almeno fa più radical chic e obamiana...
MMC