venerdì 25 febbraio 2011

La morte viene dal cielo

Qualche anno fa, per il corso di Storia delle Relazioni Internazionali, il prof. Ellwood, uno scozzese in Italia da trent'anni senza esserne riuscito a carpire l'intima ricchezza della lingua, ostacolato piuttosto dalla sua tortuosa grammatica, mi chiese di occuparmi di due episodi primordiali della rincorsa italiana dell'imperialismo europeo: Tunisia 1881, Libia 1911. Mi sono ricordato di questa mia ricerca di storia diplomatica, che titolai "Da Tunisi a Bengasi", un titolo che assume oggi un significato fatalmente esplosivo, ascoltando dei massacri della popolazione civile inerme, colpevole di essersi rivoltata al dittatore osannato, stanco di mangiare perfino le brioches. Sono massacri laceranti, terribili, le cronache parlano di corpi dilaniati, sfracellati, perchè Qaddafi ha deciso di bombardarli con potenti razzi da attacchi aerei. 
E' la Storia che si ripete. Pochi lo sanno, ma l'Italia, che non vanta grande fantasia nell'arte della guerra moderna, passati i fasti delle strategie difensive del sedicesimo secolo, ha un tristissimo primato nella storia contemporanea: il primo bombardamento aereo sulla popolazione civile della Storia dell'aeronautica militare. Ogni libro di storia di questa materia dedica un capitoletto all'avvenimento, che lega strettamente l'Italia all'infamia non della guerra ma del non saper affatto farla, la guerra. 
Il 1° Novembre 1911 un aereo pilotato dal capitano Gavotti getta alcune bombe a mano sull’oasi di Ain Zara, dove si era raccolto un manipolo di resistenti.
L'Italia, ammaliata dal mito leonardesco dell'uomo volante, dell'uomo alato, guarderà a questi strani uccelli romorosi con sempre maggiore attenzione. D'Annunzio li userà eroicamente durante la Grande Guerra, dopo averli ribattezzati col sensuale nome di 'velivoli' e durante un atterraggio tormentoso ci rimetterà un occhio. 
E' evidente che Qaddafi ha imparato parecchio dagli odiati invasori italiani: massacri sterminati su una popolazione da sempre esigua (diecimila morti sono una enormità, nello scatolone di sabbia libico); soprattutto, ha imparato a bombardare dall'alto, da 'velivoli' ipertecnologici, i rivoltosi disarmati. Mi atterrisce, infine, questa coincidenza: 1911-2011.
A rimetterci, sono comunque, sempre, i libici. 

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