E' di poco fa la notizia dell'approvazione al Senato del ddl Gelmini.
161 voti favorevoli, 98 contrari e 6 astenuti.
Prendo allora in prestito un post apparso sul blog di Flavia Amabile (La Stampa) in cui si segnalano le contraddizioni che hanno accompagnato il disegno di legge, dalla sua nascita ad oggi.
1. Importo degli Assegni di Ricerca
Ad un certo punto gli assegni di ricerca valevano il 75% dello stipendio di un ricercatore. Era scritto nel testo licenziato dal Consiglio dei Ministri. Poi l'aumento scomparve. Poi, in Commissione Cultura Camera, passò un emendamento di Aprea per aumentarlo a 20.000 euro annui. Poi in Aula anche questo emendamento è scomparso. E ora?
2. Trasferimenti
C'è stato un momento in cui i ricercatori non potevano trasferirsi da una sede all'altra. La riforma ha abolito le procedure di trasferimento previste dalla legge Berlinguer. I professori che vorranno trasferirsi dovranno partecipare ai concorsi insieme agli altri concorrenti. Fin qui tutto ok. C'e' pero' un problema: che il ddl mette in esaurimento i ricercatori a tempo indeterminato e quindi non ci saranno piu' concorsi da ricercatore a tempo indet. La conseguenza e' che per i ricercatori sarebbe stato impossibile trasferirsi da una sede all'altra. Eppure il provvedimento tiene a precisare di voler favorire la mobilità.
Dell'errore ci si e' accorti in extremis, quando il testo e' arrivato in Aula alla Camera. Un emendamento del Governo ha reintrodotto le procedure di trasferimento prevste dalle legge Berlinguer per i ricercatori.
3. Coniugi di professori e rettori
A norma di legge il "coniuge" non e' ne' parente ne' affine, perche' non ci sono legami di consanguineita'. Di conseguenza la norma anti-parentopoli fa salvi i coniugi, che potranno continuare senza problemi ad essere assunti nello stesso Dipartimento del marito o della moglie. Una svista voluta?
4. Accesso alla tenure-track
Lavori al Cern di Ginevra? Sarai anche molto bravo ma n Italia non c'è posto per te. Vediamo il perché. La tenure-track e' il percorso che dal precariato porta all'inquadramento nel ruolo di professore associato. Essa e' regolata dai contratti da ricercatore a tempo determinato art. 24, comma 3 lettera b (mi riferisco a questo testo:http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=00513824&part=doc_dc&parse=no&aj=no)
Il Ddl prevede un meccanismo molto complicato: per accedere a questi contratti bisogna prima svolgere 3 anni di contratto da ricercatore a tempo determinato senza tenure-track (comma 3 lettera a). Sarebbero quindi rimasti tagliati teoricamente fuori tutti gli attuali precari.
Per il rotto della cuffia, l'ultimo giorno in Aula alla Camera, e' passato un emendamento del Pd, riformulato dal Relatore, che permette anche agli assegnisti e borsisti post-dottorato, in Italia o all'estero, con 3 anni di servizio di accedere a questi contratti (nel comma 3 lettera b dell'articolo 24).
C'e' pero' un problema. Nel riformulare l'emendamento del PD, il Relatore ha incluso i titolari di assegni o borse presso ATENEI stranieri. E un ricercatore precario che lavora al CERN di Ginevra o alla NASA (che non sono "atenei" ma centri di ricerca)? I tanti italiani che lavorano al CNRS in Francia e nei tanti enti di ricerca sparsi per il mondo? Rimangono tutti tagliati fuori.
Resta il grave problema che non ci sono incentivi per gli atenei a bandire questo tipo di posti, cioe' ricercatori tempo det. con tenure-track. Gli atenei bandiranno solamente posti senza tenure-track, meno costosi e piu' "flessibili" per i loro bilanci. I giovani non avranno alcuna certezza per il futuro, purtroppo.
5. Ma quanto dura il precariato?
Inizialmente il periodo massimo fruibile per assegni di ricerca e contratti da ricercatore a tempo determinato era 10 anni.
Al Senato un emendamento del Relatore aumentava i contratti da ricercatore a tempo determinato senza tenure track fino a 5 anni, ma distrattamente lasciava inalterato il limite dei 10 anni. La conseguenza era che non si sarebbe stati in grado di completare la tenure-track.
Alla Camera, si sono accorti dell'errore ed il limite dei 10 anni e' stato nuovamente riportato a 12.
6. Legge ad-rectorem?
Un emendamento del Relatore in Commissione Cultura Senato consentiva ai rettori gia' in carica di rimanere eccezionalmente fino a 78 anni, come avevano denunciato le opposizioni. In molti pensavano fosse una sorta di legge "ad-Decleva" che sta per andare in pensione. Inizialmente il MIUR disse che la cosa non era vera. Tuttavia poi l'emendamento fu modificato.
Pensionamento
Ad un certo punto volevano mandare tutti in pensione a 65 anni. Nel testo licenziato al Senato, era stata abolita una norma delle legge Moratti che poneva a 70 anni l'eta' di pensionamento dei professori associati. Questo, per una serie di leggi abrogate e applicazioni di leggi precedenti molto datate, avrebbe comportato che l'eta' di pensionamento sarebbe scesa a 65 anni - peraltro l'eta' che sul Corriere della Sera aveva proposto proprio la Gelmini, salvo poi fare retromarcia! -. Alcuni sindacati di professori, per esempio il Cipur, avevano denunciato questo "rischio" (per loro).
Purtroppo al Ministero devono essersi resi conto dell' "errore" e quindi hanno cambiato il testo quando esso e' passato alla Camera. Quindi: prof ordinari in pensione a 70 anni e associati a 68.
8. Le quote per gli "esterni"
Questo era uno dei cavalli di battaglia, all'inizio, della Gelmini. "Ci saranno piu' esterni".
Infatti il testo inziale prevedeva che 2/3 dei professori assunti nei primi 6 anni della riforma fossero "esterni", cioe' non avessero prestano servizio presso l'ateneo nei precedenti 3 anni. Anche Irene Tinagli, in un editoriale su La Stampa, salutava con soddisfazione questa norma.
Questa quota dei 2/3 pero' si e' dimostrata assai fragile.
In Commissione Cultura Senato si e' passati da 2/3 a 1/2, quindi meta'. E in Aula al Senato si e' scesi addirittura a 1/5, quindi praticamente una miseria.
Nel 2005 ero tra quanti contestavano a viso aperto e scoperto il disegno di legge.
L’Onda portò l’università nelle Piazze. Non l’occupazione e l’arroccamento, ma una sana e piena manifestazione di contrarietà al tentativo di una riforma avulsa dalla realtà.
Oggi, sono una laureata precaria, non sono totalmente fuori dall’Università e, probabilmente, mai ne uscirò, convinta che sia un luogo di circolazione di idee e di confronto senza uguali, sia per la didattica sia per la Ricerca. Fino a prova contraria.
Per questo continuerò a difenderla. Non contro una necessaria e seria riforma, ma contro il tentativo di umiliarne la funzione e l’importanza, per mere questioni partitiche.
Per questo continuerò a supportare le sue manifestazioni. Negli spazi pubblici e fuori dalle roccheforti accademiche.
Per questo credo che l’approvazione del disegno di legge sia una supercazzola natalizia, meno digeribile di pranzi e cene che scandiranno le nostre giornate.
Il mio augurio e la mia speranza è, dunque, che nessuno la digerisca, per rinnovare e rilanciare il confronto sul futuro dell’Università, della Ricerca e, quindi, del Sistema –Paese.
Buon panettone/pandoro a tutti
Miss E.

Ho una sola domanda: perché nè i rappresentanti dei cittadini, nè quelli degli studenti hanno saputo dare una risposta politica e un'alternativa valida al testo? Ho l'impressione che ci si continui a comportare in maniera retrograda (o tutto o niente - sembravamo una FIOM, ma senza valide argomentazioni). D'altra parte, è difficile digerire i """"moderati""" che sono pronti ad accettare questa supercazzola (meglio una stronzata, purché si faccia qualcosa).
RispondiEliminaAbbiamo perso un'occasione. Un'altra. E intanto il mondo gira.
Io mi sa che vado via.