domenica 12 dicembre 2010

Archeologia del quotidiano

Un terribile porta cellulare in cuoio e oro giallo uscito anni fa da un pretenzioso uovo di pasqua artigianale di cui ancora ricordo lo spessore dell'amarissimo cioccolato fondente; un pezzo mediano di un carboncino comprato per curiosità e nessuna velleità artistica al bookshop del Quirinale dopo aver visto la mostra su Antonello da Messina; un piccolo elastico bianco inutile, credo, anche per tenere legati i capelli; quella che mi sembra essere l'anima di metallo fittissimamente traforato di una cuffietta da radiolina; un bottone bianco a due buchi, brutto, e perfettamente simmetrico; tre pezzi da un centesimo, italiani; un sottilissimo pezzo di plastica nero, lungo circa 5 centimetri, di cui mi sfugge completamente l'esatto utilizzo e la precedente ubicazione; cinque franchi francesi del 1987, enormi e pesanti; un pezzo di ferro color argento di circa 3 centimetri, leggermente piegato verso il centro ed evidentemente staccatosi da qualcosa cui era attaccato per un'estremità; una cosa di plastica bianca con una goccia di silicone nella parte convessa che non sono riuscito a descrivere negli ultimi cinque minuti di prove; inizio a pensare, per consolarmi, che questo, insieme al sottilissimo pezzo di plastica nero e al pezzo di ferro piegato che sembra la spranga con cui Mr White ha ucciso il reverendo Green in veranda, siano tutte parti di qualcosa di più grande e di maestoso; una vite nera con una grande testa e un corpo cortissimo che un non grande cacciavite a stella avrebbe potuto svitare e poi riavvitare; un pezzo da dieci centesimi, italiano; due tappetti bianchi e orrendamente untuosi di cui non so immaginare la provenienza e l'uso, so solo che sono in alcuni punti macchiati di verde e nel loro appiccicume inestinguibile hanno attirato ogni genere di granello di sabbia e polvere capitasse loro addosso; due viti dalla testa piatta ma dal corpo lungo circa 6 centimetri cui avrebbe trovato una sede su misura lo stesso cacciavite a stella di prima; una vite come queste due, ma lunga circa un centimetro e di cui mi stupisce la leggerezza, forse è in alluminio; altre due viti lunghe più o meno uguali, ma molto diverse tra loro: una ha un'avvitamento che la percorre tutta, mentre l'altra ha una parte non zigrinata vicino alla testa, che ha leggermente tonda, a differenza dell'altra, che è molto più larga e piatta; tutte sarebbero state avvitate dallo stesso cacciavite a stella; tre pezzi da cinque centesimi, di cui due italiani e uno austriaco; tre monete da 2 centesimi, tutte italiane. Le monete insieme fanno 34 centesimi di euro.
Questo è il contenuto di una terrina di ceramica con il bordo blu e un disegno tra il geometrico e il cinese, sempre blu, sul fondo, dalla forma accentuatamente ovale terminata ai lati da due sporgenze che dovrebbero facilitarne la presa, inutili su di un oggetto largo 8 centimetri  e lungo 15, come inutile è il cestino di vimini che la contiene ad evitare che il contenuto o il contenitore arroventati possano ustionare mani e bruciare tovaglie. Un oggetto brutto, una miniatura spropositata, un regalo d'occasione fatto da chi non vuole bene, fatto con disattenzione, fatto per fare, che mia madre tiene da anni sotto la sua stretta giurisdizione in quella stanza della casa - la cucina- dove lei e lei sola distribuisce gli spazi e gli oggetti e che nessuno, fino ad ora, ha avuto il tempo o la voglia di andare a guardare. Oggetti inutili, compresi i pochi spicci, tolti da qualche parte e destinati alla spazzatura, che invece mia madre ha decretato doversi salvare e andare a riempire, accumulandosi in maniera archeologica, questo oggetto che, alla fine dei conti, andava insieme agli altri destinato all'immondezza.

1 commento:

  1. "Spaghi troppo corti per essere usati"

    http://www.youtube.com/watch?v=kI-uieDLi90

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