mercoledì 8 dicembre 2010

AgitAzione




Mi stupisce sempre di più la mia (in)tempestività. Due anni fa, mentre il popolo universitario italiano muoveva i suoi primi passi di protesta contro la famigerata “Riforma Gelmini”, mi trovavo a Granada. Lontano dai cortei, dalle proteste, dai tafferugli con la polizia. Oggi, che la protesta si fa più espressiva, più aggressiva e più compatta sono in America. Sarà un segno? Il destino sta giocandomi un tiro mancino?
Non so che pensare. È una situazione che mi diverte da un lato, e mi rattrista dall’altro. Vorrei essere li, a portare quegli striscioni, a ballare nel corteo, a dimostrare il mio impegno per la (sempre più) mortificata istruzione italiana.
Vorrei essere in mezzo a quei colori e a quei fischietti, in mezzo ai miei colleghi, amici, professori che combattono anche per il mio futuro.
Vorrei essere una cittadina attiva,che protesta quando il suo (?) Governo mette in pericolo il suo futuro (?).
Ed è per questo che voglio tornare. Non ora, magari. Non subito. Ma tornerò.
Faccio, tipo, la contro corrente. Tutti scappano. Tutti se ne vanno. E in Italia chi ci rimane? I quattro ignorantoni che poi occupano posti di potere.
Giovani, l’Italia ha bisogno di noi.
Ha bisogno di cervelli pensanti che lottino contro i raccomandati.
Ha bisogno di menti che producano progresso e che contrastino l’arretramento morale e scientifico al quale ci costringono.
Non è scappando che la sistemiamo la nostra terra “bellissima e disgraziata” come qualcuno (più saggio di me) prima di me l’ha definita.
Dobbiamo combattere, con tutti i nostri mezzi e forze affinché il futuro di tutti sia come ognuno di noi l’ha immaginato. “All’estero ci sono più opportunità”. “I ricercatori non sono trattati come schiavi e vengono pagati bene”. “ C’è accesso a tutte le forme di sapere fuori dai confini italiani”. Queste sono le motivazioni più ricorrenti che ci vengono propinate quando chiediamo a qualcuno perché emigra.
È vero, tutto tristemente vero. In Italia non c’è spazio per il sapere. Allora prendiamocelo questo spazio. Facciamo sentire a tutti che non siamo d’accordo con questo sistema di clientelismo e raccomandazioni.
Salvador Allende disse:“Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli".
E anche De Gregori mi pare fosse(più o meno) dello stesso parere.
E chi ci sottomette, chi opera con la forza ha tutto da guadagnare da questa fuga di cervelli alla quale stiamo assistendo negli ultimi anni. Si sta lasciando l’Italia in balia di se stessa e di quattro delinquenti che se la girano e rigirano nelle mani.
Credo che dopo tutto questo fuggi-fuggi è il caso di tornare a casa e combattere. Per i nostri sogni, per quello in cui crediamo, per quello in cui speriamo. Per chi ha combattuto prima di noi e per chi verrà dopo.


Teresilla

1 commento:

  1. Cara Teresilla,
    io c'ero due anni fa a Forlì e le proteste le ho vissute fino in fondo in prima persona: con le giornate intere passate ai banchetti informativi, con i volantini, con le lezioni in piazza sotto la pioggia, con i seminari di sera - dopo le lezioni - con gli striscioni, le manifestazioni (a Forlì e a Roma), con le assemblee e le biciclettate, con le levatacce e le nottate a studiare - si perché intanto si continuava a studiare - e anche con l'indifferenza e, a volte, la derisione degli altri studenti: "Ma chi te lo fa fare?". Quelli che mi dicevano allora e che mi dicono oggi che queste cose non servono a niente, che non si cambia nulla e che non è cambiato nulla non capiscono che IO sono cambiata, che le proteste servono innanzitutto a noi stessi per capire che cos'è la partecipazione, per formare il nostro spirito critico e sensibilizzare gli altri nei confronti di un problema che altrimenti passerebbe inosservato. Oggi, come hai detto anche tu, mi sembra che ci sia più partecipazione, più consapevolezza e più compattezza rispetto a due anni fa, questo credo per due motivi: il livello di esasperazione a cui si è arrivati, ma anche la maggiore forza tratta dalle esperienze passate, che non sono fallite e non falliranno mai. Ieri partecipavo, oggi partecipo e lo farò sempre.

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